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martedì 30 maggio 2017

Bellezza al chilo

Sono nate prima le donne o la bilancia?
Quando è iniziata la bellezza a peso?
I modelli di riferimento, in burrose o scarne figure, sono un tormentone culturale. Questo è più o meno sicuro, almeno alle nostre latitudini geografiche…e mentali. Insomma non siamo obbligati a compiacere un certo tipo di ‘bellezza’, sempre ammesso che madre natura non ci ostacoli precludendoci perfino il tentativo, però possiamo diventare schiavi dello specchio per terrore di scherno o di insuccesso.
Una volta tale schiavitù era quasi esclusivamente femminile.
Adesso, per una sorta di giustizia terrena ma piovuta dal cielo, pure gli uomini sono sotto il fuoco di fila della bellezza al chilo. La pancia è out, i rotolini di grasso provocano crisi di identità, la cellulite leva il sorriso. Gli uomini, più delle donne, curano almeno la muscolatura. Le donne si ostinano solo a privarsi del piacere della tavola quindi molte sono sottopeso e flaccide.
I selfie solo con filtri, ovviamente.
Il vanto di una taglia 38 o 40 è espresso con un’euforia travolgente.
E guai, proprio guai, per le sottomesse, a lievitare in gravidanza, in menopausa, per malattia o solo per un’alimentazione leggermente più spensierata.
Poi per fortuna c’è chi accumula nel cervello un peso di tipo qualitativo e, bellamente, se ne infischia di quello che l’ago inquisitore dice al mattino. Queste deliziose e fascinose creature sembrano vivere in un altro mondo, fatto di valori e possibilità che non si misurano in centimetri o chili.
Al di là di veri drammi giovanili, anoressia o bulimia, ci sono tanti affanni, malumori e frustrazioni che ogni giorno colpiscono persone di ogni sesso e età: non essere abbastanza esili, avere un guardaroba non proprio small, essere giudicati poco attraenti.
Uno: cosa ne sa il criticone di turno o quello che fa la faccia di commiserazione, del corpo altrui e della sua vita?
Due: quale infusa saggezza ispira i maniaci della magrezza tout court?
Tre: davvero è più importante additare un cuscinetto adiposo invece di bearsi di ogni altra virtù?

giovedì 25 maggio 2017

Vai dove ti portano parole e foto

Dovremmo essere abituati all’<orientamento> che subiamo ma il condizionale è d’obbligo. All’onda social piace l’attimo fuggente che soddisfa i cattivi o i buoni pensieri. Dipende. Dipende da cosa parole e foto possono suggerire, dipende da cosa è urgente e importante far passare.
E così Papa Francesco e la sua faccia funerea vicino a un Trump sorridente viaggia nel web come simbolo di una situazione spacciata per inequivocabile.
Peccato (è il caso di dirlo trattandosi di Chiesa e Vaticano) che arrivino le foto che smentiscono e ritraggono da un lato un Bergoglio sorridente con Trump e dall’altro un Bergoglio funereo con Obama.
E allora?

L’unica cosa certa è che un volto cupo e accigliato talvolta papa Bergoglio, come tutti gli esseri umani di ogni tempo e luogo, ce l’ha anche fuori dagli incontri con i presidenti americani.

lunedì 15 maggio 2017

Lusso a noleggio

Leggo dalle stime di Bain &Company e Farfetch che entro il 2015 il mercato dei beni luxury sarà in mano ai Millennials, la generazione Y, quella del terzo millennio, nata quindi dopo i primi anni ’80. A questi si sommano quelli della generazione Z, nati tra il ’95 e il 2000.
Sono giovani, acquistano online e, nelle scelte, sono influenzati dalle interazioni sul web.
Le aziende dovranno, anzi devono, tenerne conto.
Del resto è anche vero che parliamo di generazioni fortemente attratte dal ‘lusso di tendenza’ ma spesso con disponibilità economiche non proporzionate ai desideri. Ho specificato di tendenza perché anche il lusso ha, almeno in parte, cambiato faccia. Le vecchie generazioni conoscevano il lusso della qualità: la lana che costava più della fibra acrilica, il cristallo che valeva più del vetro. Nei decenni scorsi si è fatto largo il lusso di immagine: il capo firmato a prescindere dal tessuto o materiale, l’oggetto alla moda al posto di quello ottimo ma ignoto.
Generazione Y e Z sono protagonisti di un tempo veloce, che brucia un’icona per farne un’altra, che può rivelarsi incline a tradire un cult appena se ne profila uno nuovo all’orizzonte.
Anche a questo hanno pensato, le aziende. E’ il caso del lusso a noleggio, quello che dilata l’illusione, allarga la fascia di chi può accedere a brand di grido.
E’ il caso di Vestiaire Gallia, progetto lanciato all’interno dell’Excelsior Hotel Gallia di Milano: in alcune suite sarà disponibile un baule di meraviglie Hermès, Dior, Chanel, Yves Saint Laurent e altri marchi considerati top comodamente noleggiabili.
Analogo servizio, con tanto di concierge per scegliere tra le griffe, è attivo all’Hotel Berkeley di Londra.  
Prendo atto, così vanno il nostro costume e le nostre voglie. Mi accorgo di non essere Y o Z e di avere scarsa devozione per un luxury del tutto effimero, d’altra parte però mi scappa un evviva, di cuore. Intravedo un risvolto incoraggiante.
Ho conosciuto patiti di fiammanti auto sportive che dopo averne provata una a noleggio hanno letteralmente appeso il piacere al chiodo. Ho conosciuto fashion victim che si sono svegliate a felice vita scoprendo di essere e significare assai più di un logo o di un guardaroba stracolmo.
Ecco, il noleggio può essere lo sfizio che ti togli e poi ti fa mettere l’anima in pace. Fosse così non gusterebbe granché, ai signori della produzione, della strategia e del marketing, ma -chissà- potrebbe essere gradito alle tasche e allo spirito collettivi.

giovedì 11 maggio 2017

Brigitte, la Barbie in menopausa

Brigitte Trogneux, moglie del neoeletto premier francese Emmanuel Macron, è al centro del dibattito
internazionale. Questo per i 24 anni di differenza tra lei e il consorte, dato che le è valso l'appellativo di <Barbie con la menopausa>: partita da un comico francese è saltellata di media in media fino al New York Times. 
In verità la questione non mi appassionerebbe granché, fatti di Brigitte e Emmanuel insomma. A colpirmi, se mai, è scoprire che mezzo mondo fosse persuaso che Barbie dovesse avere il ciclo mestruale per sempre e non potesse essere sfiorata dal tempo o che la menopausa fosse una preclusione alle relazioni o che l'età non potesse vestire alla moda come Barbie. Mescolando le cose ne esce che un comico francese, facendo giustamente il suo mestiere, ha messo il dito nella piaga anzi nelle piaghe.
Perché siamo tutti aperti, evoluti, moderni fino a quando non ci toccano qualche stereotipo che ci è caro. Gli uomini vogliono il privilegio di poter essere vecchi con accanto una fanciulla ma danno del figlio all'uomo che si accompagna a una donna più matura. Le donne vorrebbero pur difendere Brigitte ma riesce loro quasi meglio sospettare interessi, raggiri, stranezze. 
Immagino che Madame Brigitte se ne infischi, più o meno allegramente, mostrando l'intelligenza di cui pare sia dotata. Immagino se la rida pure Monsieur Emmanuel grato certamente alla dolce metà per la vicinanza e il sostegno. Che sia amore o sia un calesse quelli che si agitano su giornali e social temo sprechino inutili energie e rischino solo di passare per retrogradi o invidiosi o cinici o pettegoli. 
Comunque una distrazione pare sempre necessaria. E' la volta di Brigitte.

lunedì 8 maggio 2017

Castigatori di errori altrui

Avete notato la veemenza con la quale sosteniamo un divieto quando non ci tocca?
Sembra quasi che proibire qualcosa a qualcuno sia un piacere.
Vietato fumare provoca nei non fumatori quasi un orgasmo, una sensazione di potere o giù di lì. 
Non raccontatemi che il fumo fa male. Lo so, lo sappiamo. Non ripetiamoci il superfluo, non è questo il punto. Vietare l'abbandono selvaggio di rifiuti è un esercizio incontestabile di civiltà, non lo è altrettanto la stizza, la forza, il piglio con il quale ci riempiamo la bocca e puntiamo il dito. Insomma lo facciamo sempre e solo quando non ci riguarda, quando non siamo nella fascia sensibile, quando il divieto incontra i nostri gusti.
Pure l'evasione fiscale è vietata, of course. E, genericamente, ci accaniamo. Ma neanche poi troppo, neanche quanto dovremmo visto che è un danno mostruoso alla collettività intera. D'altra parte se evadiamo svicoliamo e taciamo, bellamente.
Mi inquieta. Credo che covi in molti di noi un boia che provvede all'esecuzione degli altri e sia convinto di non sgarrare mai. Credo che stia diventando rara la delicatezza.
Attenzione. Non esorto a contravvenire ai divieti, men che meno penso che certe cose sia giusto farle. No. Solo non mi piace questa sorta di giustizia che applichiamo a spada tratta verso gli altri.
Abbiamo davvero tutti questo istinto castigatore?
Io comunque proibirei la cattiveria.

lunedì 1 maggio 2017

Compensi stratosferici

Periodicamente si agita il malumore sugli stratosferici compensi di calciatori, personaggi tv e starlette varie. Facile, così, attirare l’attenzione e scatenare lo sdegno di molti, troppi, costretti a una vita sul filo del rasoio.
Ma ho una fottutissima paura. Anzi, terrore puro, che non sia vero. Ecco, mi sconvolge il sospetto che sia tutta una strategica e truffaldina montatura.
I soldi appartengono, in larga misura, alla criminalità e al potere, uniti o disgiunti che siano.  Credete che la criminalità e il potere siano generosi nei confronti di calciatori, divi del piccolo e grande schermo e personaggi del gossip?
Io no, non ci credo. Credo invece siano, in ordine più o meno sparso:
  1. testimonial occulti utili al business del consenso
  2. lavatrici di fondi di scottante provenienza
  3. partite di giro per far finire soldi nelle casse che non potrebbero altrimenti, lecitamente, riceverne
Parliamoci chiaro. Mica esulterei, se pagassero vagonate di euro un calciatore, una presentatrice tv o, peggio, una belloccia qualunque del vip system ma mi inquieta e mi preoccupa assai (assai all'ennesima) di più se nelle loro tasche finisce solo il prezzo della complicità e del silenzio e il resto fa il suo corso alla nostra faccia, alle nostre spalle, sulla nostra pelle, in barba al Paese, sbattendosene della morale, del buon senso, del merito, della verità, del futuro.
Peraltro temo che chi fa l’apparente fustigatore del costume dei compensi a molti zero sia quello escluso dalle fette di torta del momento, fuori dai gruppi dominanti. Lo fa per svegliare la nostra ira e carpire la nostra buona fede. Se poi arrivasse a entrare nel giro non farebbe altro che intascare la sua parte, felice e muto.
Penso che dovremmo imparare, purtroppo, a vendere molto cara la nostra fiducia. 

giovedì 9 febbraio 2017

Camminando sulle ombre

Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima viene ridicolizzata; poi è violentemente contestata; infine viene accettata come ovvia (Arthur Schopenauer)
Non ci sono parole migliori di quelle di Schopenauer per introdurre un libro come ‘Camminando sulle ombre’ di Marco Paracchini. Ancora più arduo capire quale fase accoglie il libro. In fondo è ciascun lettore a diventare padrone della scelta…
Una scelta che potrebbe assomigliare a quella di Quint Dekker, il protagonista, tra vivere o morire? L’adrenalina è d’obbligo in storie ad alta tensione come questa di Paracchini, dove il calcio si mescola alla religione, ai poteri del mondo e a molti misteriosi enigmi sulla vita terrena stessa.
Ecco, Camminando sulle ombre ha il ritmo avvincente delle opere sui servizi segreti e sulle grandi alchimie internazionali e una trama che inquieta e insieme seduce. Nulla è vero tutto è vero se vogliamo pensare oltre quello che vediamo e crediamo di sapere. D’altra parte gli intrighi e gli ordini superiori, immanenti a qualsiasi nostra idea di realtà, non possono essere negati ma neanche svelati. Ognuno può immaginarli in un modo o in un altro, interpretarli forse alla luce di chissà quale studio o ipotesi o illuminazione, augurarseli più o meno buoni o saggi o almeno utili a qualche causa, ma pochi possono metterci sopra davvero le mani.
Quale che sia l’intento di una storia come Camminando sulle ombre, Marco Paracchini si dimostra abile a narrarla con uno stile poliziesco che tiene sempre il fiato sul collo al lettore ma nel contempo con una nota di fondo intimista che fa appassionare agli aspetti emotivi dell’intera vicenda.
Chi sono i 13 che disegnano il Nuovo Ordine Mondiale?
Panem et circenses…Quanto siamo occultamente distratti per non arrivare mai a fiutare il senso della nostra stessa esistenza?
Pagine che mozzano un po’ il fiato, tra viaggi rocamboleschi, morti, scoperte sconvolgenti e quella spina nel fianco…quella della libertà di trovarci dentro fantasia o traccia da seguire.
Lettura vivamente consigliata.

Marco Paracchini, Camminando sulle ombre, Lettere Animate.